Sentieri Digitali n°6: Un blog per “atterrare” su racconti esperienziali

Tecnica dello storytelling come anello di congiunzione tra strumenti web.
Il termine corretto è «landing page», pagina di atterraggio alla quale devono arrivare le azioni di promozione del nostro sito web. Sono fra l’altro quelle su cui si concentra Google per trovarci, mentre tutto il resto per quanto potente viene considerato solo un mezzo.

Il nostro principale obiettivo se vogliamo promuovere i prodotti è quello di attrarre il maggior numero di visitatori alle schede delle nostre escursioni, oppure ai calendari con il riepilogo delle stesse.

Ma noi siamo anche brand e il nostro prodotto potrebbe non essere attrattivo se non lo siamo a nostra volta come come guide singole o gruppo.
Occorre quindi qualificarci e renderci riconoscibili, possibilmente distinguendosi per specificità, utilizzando per una volta uno strumento che conosciamo molto bene e che ci rende meno impacciati rispetto agli altri strumenti di promozione e marketing: il racconto.

Ricordandoci che siamo prima di tutto interpreti e mediatori dell’ambiente che portiamo a visitare, con la nostra innata capacità di far immaginare e vivere anche gli elementi che non ci sono in quel momento. Come quando raccontiamo della fauna che difficilmente incontriamo, ma attraverso tracce, sgrufate e deiezioni la facciamo immaginare. O quando narriamo tempi passati e tradizioni semplicemente soffermandoci accanto a un muretto a secco.

Un racconto a posteriori o anticipatorio è ancora più differito rispetto a quanto facciamo in uscita con gli accompagnati. Può essere una rubrica su un periodico oppure può essere gestita da noi. Nonostante diversi annunci di fine del fenomeno, che si è effettivamente sgonfiato dell’eccesso di auree e speculazioni che gravitavano attorno, i blog sono ancora decisamente popolari e spesso i blogger vengono acclamati come “blog star”. Perché riconosciuti ancora come autentici. Anche se sembra un controsenso nel web la gente ricerca l’autenticità e internet viene riconosciuto come l’unica possibilità per sfuggire alla comunicazione strutturata, alle tecniche di manipolazione, ai filtri. A tutto ciò che viene percepito come costruito con sapienza e capacità scientifica di convincere.

Con i suoi limiti e appunto i suoi controsensi nella rete la gente vede gli altri e vede la possibilità di un contatto più diretto e più vero. E il blog cos’è se non in fondo una forma immediata ed efficace di diario on-line? O un racconto a puntate, un giorno per giorno, tema per tema. Il tutto fortemente caratterizzato dalla persona, dall’autore. Che abbia poche decine o milioni di lettori la facilità con cui chiunque può pubblicare rende il mezzo assolutamente trasversale e democratico: la vera differenza la fa non la quantità di pubblico ma, come ho già ribadito in tutti gli articoli precedenti, la qualità dei contenuti.

I dati ci ricordano che i blog più seguiti riguardano le tematiche moda, cucina e viaggi. Ed è proprio in quest’ultima categoria che apparteniamo alla sempre più ricercata nicchia del turismo verde, in costante crescita da qualsiasi parte la si voglia analizzare.

Con questo non dico che le guide dovrebbero avere per forza un blog, ma che almeno una parte ben visibile del loro sito debba essere di tipo narrativo o, meglio definita in termini di comunicazione, basata sullo storytelling.

Un raccontare in modo non schematico un’escursione o un luogo, un approfondimento su una determinata specie botanica, una leggenda locale. Senza temere l’eventuale lunghezza, accompagnando con immagini e soprattutto scrivendo in modo sciolto, confidenziale e lasciando entrare quanto più possibile di personale e particolare.

Ricordiamoci che gli accompagnati è noi che vogliono, con la nostra competenza, con il nostro bagaglio, con la nostra preparazione. Un blog o una serie di pagine di contenuti paralleli alle solite schede escursioni e alla pagina più o meno asettica sulla guida e sui servizi che offriamo, possono creare molta più empatia di quanto immaginiamo. Generando allo stesso tempo automaticamente un gran numero di parole chiave che vanno ad arricchire lo “scandaglio” dei motori di ricerca, facendo aumentare esponenzialmente la possibilità di essere trovati, persino per caso o quasi.

I CMS più diffusi come WordPress o Joomla già mettono a disposizione in automatico la possibilità di strutturare l’intero sito o una parte di esso come blog. Poi ci sono popolari portali gratuiti come Blogger, collegato a Google e che ovviamente tende a premiare sé stesso nei risultati delle ricerche.
A quel punto sono sicuro che ogni guida sia in grado di sbizzarrirsi con i contenuti, perché da quando frequento i meeting e le riunioni Aigae sono proprio i racconti quelli che più mi stupiscono, come le specialità e le profonde conoscenze di tematiche incredibili.

Le pagine di racconto, ad esempio dell’escursione o della perlustrazione appena effettuata, rimarranno nella rete con una temporalità più indefinita rispetto alla promozione dell’evento. Avendo più possibilità di essere linkata da terzi, anche da noi stessi nei vari social network.

Possiamo quindi raccontare un luogo, incuriosendo senza per forza dare istruzioni perché le persone ci vadano autonomamente. Non solo perché vogliamo che ci vengano con noi, cogliendo a fondo tutti gli aspetti, ma anche per non prendersi responsabilità eccessive.

Io ad esempio dal mio blog sul trekking (che ammetto di aver trascurato ultimamente, sbagliando perché la resa era ottima) ho levato le tracce GPS o le schede che avevano l’impostazione di vere e proprie istruzioni. Perché ho ricevuto addirittura e-mail polemiche.

Ne riporto un paio perché quando lo dico spesso non mi credono: “Ho provato a usare i suoi files delle escursioni sopra alla località di Noveglia e prima mi sono perso poi mi sono trovato in un bosco pieno di spine, mi sono incastrato, tagliato, non riuscivo più a uscire. Nel mio GPS Garmin risultavano sballati di parecchie decine di metri. Non le nascondo che l’ho maledetta e quando sono tornato volevo sporgere denuncia”.

Eccessivo? Forse, ma con quanti stralunati abbiamo a che fare che potrebbero veramente provare a metterci nei guai? Cos’è successo? Molto semplicemente la pagina era stata pubblicata diversi anni prima e nel frattempo i sentieri si erano richiusi e alcuni che erano franati nel frattempo erano stati spostati in zone meno difficoltose. Il vero problema in termini di comunicazione è di reputazione poiché nonostante le mie giustificazioni più che plausibili la prima impressione che il tizio ha ricevuto è stata di incompetenza e probabilmente l’ha anche propagata con la famosa forma più potente che ci sia e cioè il passaparola.

Non vi ho convinto ancora?

“Gentile sig. Galli, salve mi chiamo XXX e sono un appassionato escursionista che frequenta abitualmente la montagna fin da piccolo. Venuti a conoscenza dal suo blog questa domenica, approfittando del bel tempo, io e la mia ragazza decidiamo di recarci di buon mattino a Stabio per visitare questa bella vallata, ancora ignari di quello che ci sarebbe capitato. Premetto che non sono il più esperto degli alpinisti, ma nemmeno uno sprovveduto. (…) Dopo esserci guardati un po’ intorno troviamo la casa col muro tondeggiante e iniziamo l’escursione scendendo. Qui c’è subito il primo problema (…) quindi a questo punto ci chiediamo se siamo addirittura al bivio giusto, e tristemente torniamo a casa con un pugno di mosche”.

Le parentesi con i punti di sospensione indicano un paio di pagine di e-mail con indicazioni su tutte le parti non chiare con relativa richiesta di rettifica per poter tornare e trovare un posto dove, passati diversi anni, ho capito che alla gente del posto non fa piacere che escursionisti si rechino senza guida, proprio per la delicatezza dei luoghi dati anche i continui furti a un villaggio sperduto e prezioso dove sono stati sottratti chiavistelli in ferro battuto, pietre decorate, stemmi, ecc… Ricordiamoci quindi dell’enorme memoria della rete e che se cambiamo idea o maturiamo opinioni diverse rispetto a quanto abbiamo “scolpito” nei server di pubblicazione dovremo esserci tenuti tutti gli strumenti per poter rettificare, levare e modificare.

Senza inutili allarmismi. Scegliamo bene gli argomenti, raccontiamo con competenza e magari sì, facciamo anche solo assaggiare per creare la giusta calamita che tanto funzionerà sui famosi social network a cui giriamo attorno da ben 6 puntate senza arrivarci. Promettendoli continuamente. Che la prossima sia la volta buona? Ma soprattutto: la tecnica della calamita è stata utilizzata anche per questo finale?


Davide Galli
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