Birdwatching ai gufi – Consigli per l’identificazione dei rapaci notturni

Come si riconosce un gufo? In Italia vivono oltre 500 specie di uccelli, in alcuni casi la distinzione tra due specie simili è davvero difficile anche per i guru del birdwatching, ma quando si parla di rapaci notturni spesso sembra che il terreno del riconoscimento sia in discesa.

Ma siamo certi che sia così facile riconoscere un gufo in natura?
Beh qualche trucchetto da svelarvi dopo oltre 25 anni di vita dedicata allo studio dei rapaci notturni ve lo voglio svelare. Nel nostro Paese, sono presenti 10 diverse specie di strigiformi (nome che deriva da striges “strega” formes “forma”) termine con il quale indichiamo i rapaci notturni: di queste alcune sono comuni, altre tanto rare da pensare che la loro presenza sia davvero difficilmente rilevabile, come ad esempio l’allocco degli Urali presente solo in Friuli e Veneto.
I rapaci notturni riescono a colonizzare quasi ogni angolo della nostra penisola, dal limite forestale delle Alpi scendendo al livello del mare, senza dimenticarci che molte specie sono ormai tanto urbanizzate da esser divenute cittadine a tutti gli effetti.
Le specie più diffuse nella nostra penisola sono il gufo comune Asio otus, la civetta Athene noctua e l’allocco Strix aluco ed ognuna di queste pare trovarsi a suo agio in alcuni scenari ambientali particolari.
Questi predatori nel corso di milioni di anni hanno messo a punto una serie di armi letali, frutto di un’evoluzione tanto esclusiva da consentire loro di avere un successo incredibile nella caccia notturna. Supersensi e aspetti morfologici esclusivi per degli uccelli che sanno adattarsi ai più svariati ambienti.
L’udito straordinario, il piumaggio morbido, lasso e silenzioso, una vista adattata alle tenebrose atmosfere della notte, gli artigli e il becco ricurvi sono una dotazione incredibile che permette loro di catturare un topolino che si muove nella più totale oscurità.
Ma quando ci muoviamo in un bosco in pieno giorno, al crepuscolo o di notte come possiamo esser certi di identificare con certezza una specie di strigiforme, inquadrandolo solo per pochi istanti nel binocolo o vedendolo spiccare il volo all’improvviso?
Esistono alcuni parametri che ci aiutano a discriminarne il gruppo sistematico e poi arriveremo a capire meglio come distinguere le specie.
I rapaci notturni hanno un corpo che visto in silhouette, ovvero in condizioni non ottimali di luce, ci permette di discernerne l’ordine, rispetto ad altri gruppi di uccelli. Gli strigiformi infatti presentano una testa grossa in relazione al corpo e una coda che si presenta abbastanza corta generando una sagoma di facile identificazione.
Anche la postura può aiutarci, i rapaci notturni generalmente hanno la consuetudine di posarsi su rami e posatoi mantenendo una posizione eretta con un baricentro delle zampe abbastanza basso e non posto centralmente al ventre come le anatre –o molti passeriformi, per intenderci – e questo ci può aiutare, ad esempio, quando la visione è al tramonto, su un filo della luce.
I corvidi, che spesso in questa situazione possono trarci in inganno, hanno generalmente le teste più piccole in proporzione al corpo e spesso una coda posta con un’inclinazione non perpendicolare al terreno, come si riscontra invece nei rapaci notturni.
Nel caso di uscite notturne al chiaro di luna, la luce del satellite a noi più caro potrà permetterci persino di scoprire se la civetta posata sul tetto è un adulto o un giovane; infatti, guardandola in controluce, l’adulto presenta una testa molto arrotondata, mentre il giovane uscito dal nido ha una testa molto più piatta, che pare quasi quella di un ragazzo con i capelli a spazzola, con un margine poco definito dovuto a un piumaggio ancora in fase di sviluppo.
Quando invece i rapaci notturni li vediamo in volo, dobbiamo tener presenti svariati parametri.
Anche in volo i rapaci mostrano una testa voluminosa e un ‘collo’ corto, la coda corta e le ali; specialmente se ci troviamo di fronte a civette o allocchi, saranno abbastanza tozze, segno di una abilità di volo non certo eccellente. Le ali dei barbagianni e soprattutto del gufo comune e del gufo di palude, sono più lunghe e mostrano una abilità nel volo davvero sorprendente.
Il caso difficile: il gufo di palude e il gufo comune.
Chi pratica il birdwatching sa che la distinzione di alcune specie morfologicamente simili può risultare difficile: tra gli strigiformi il caso più eclatante è il confronto tra gufo di palude Asio flammeus e gufo comune Asio otus, che per molti birdwatcher non troppo smaliziati costituisce spesso un banco di prova intrigante e non facile e può essere un valido test per una Guida Ambientale Escursionistica.
Osservati in condizioni ottimali, posati, questi due gufi, inclusi entrambi nel genere Asio, sono abbastanza diversi da non generare dubbi. Spesso però le osservazioni in natura sono fugaci e condizioni di visibilità precarie, ad esempio al crepuscolo, possono complicare non poco gli avvistamenti.
La prima identificazione discriminante si collega al nome inglese dei due strigidi; il gufo comune è denominato Longeared Owl, che significa gufo dalle lunghe orecchie.
Il gufo di palude invece è chiamato Shorteared Owl, ovvero gufo dalle orecchie corte. In realtà le orecchie in questione, anche se sovente associate dai meno esperti agli organi di senso uditivo, altro non sono che ciuffetti auricolari costituiti da penne. Nel gufo comune, tra l’altro, sono più pronunciati rispetto al nostro gufo di palude. Questa prima differenza è maggiormente eclatante quando i ciuffetti sono tenuti irti, fenomeno che si acuisce in occasione di stati di all’erta, poiché quando i gufi sono tranquilli hanno la consuetudine di tenere i ciuffetti coricati sul vertice del capo, rendendoli così invisibili. Una buona chiave di riconoscimento tra le due specie è il colore degli occhi; il gufo di palude è dotato di occhi gialli mentre il gufo comune possiede un’iride arancione.
Il gufo di palude, inoltre, è dotato di un disco facciale caratterizzato da pince-nez che danno origine ad una sorta di mascherina nera intorno agli occhi, più marcata nei giovani, che lo rendono differente dal gufo comune.
Parlando di gufi del genere Asio, in natura le osservazioni di queste due specie europee avvengono in zone generalmente differenti. Il gufo comune, peraltro molto più abbondante in Italia, predilige le aree boschive arrivando ad essere molto ben distribuito sia in areali alpini che in quelli planiziali. Negli ultimi decenni la crescita considerevole della specie, in tutta Europa, ha aumentato le potenzialità di osservazione e anche la sua distribuzione ne ha risentito favorevolmente.
Il gufo di palude lascia intendere una preferenza per gli areali palustri, tuttavia questo gufo si trova facilmente in ogni area aperta purché ricca di micro mammiferi. Questo trend positivo del gufo comune e la sua ampia distribuzione (dalle pinete litoranee sino alle foreste alpine) hanno di fatto incrementato la potenziale sovrapposizione di areali.
In alcune aree ecotonali, ove filari arborei, boschetti e zone aperte s’intersecano, sono possibili osservazioni di entrambe le specie e questo accresce i potenziali dubbi sulla corretta determinazione.
Inoltre, essendo il gufo di palude un migratore regolare e svernante, in alcuni momenti dell’anno può ritrovarsi in ecosistemi non peculiari della specie per questo potremmo osservarlo anche in alta montagna o lungo qualche sentiero di qualche isola del Mediterraneo. Potendoli osservare con attenzione e in buone condizioni di visibilità, la confusione tra le due specie resta confinata ai soli profani del birdwatching, perché i due gufi mostrano caratteri di distinzione davvero significativi. I problemi compaiono quando si osservano gufi del genere Asio in volo in condizioni di poca visibilità. In questo caso contano la silhouette e soprattutto le informazioni che ci potranno fornire i piumaggi.
Premesso che tali condizioni possono talvolta compromettere la corretta determinazione, esistono alcuni aspetti che è opportuno considerare per cercare di identificare il gufo che stiamo osservando. Partiamo quindi dalla silhouette che costituisce un buon elemento discriminante; infatti le ali del gufo di palude sono decisamente più lunghe, in proporzione al corpo, e tanto affusolate da agevolare notevolmente la determinazione, specie se in volo e in posizione classica a “V”.
Tra gli strigiformi europei, il gufo di palude è quello che sa volare meglio. Il suo volo è lento, battuto e quasi tremolante, in grado di raggiungere anche quote più alte rispetto al gufo comune. Si esibisce in appariscenti ‘spiriti santi’ di durata maggiore. Talvolta comunque, se non per la posizione a V sopradescritta, peculiare del gufo di palude, si possono compiere errori di determinazione confondendo tra loro questi due gufi, perfino con il barbagianni. Molto meno con l’allocco, molto più tozzo rispetto ai gufi del genere asio. Un punto focale per la determinazione di un gufo del genere asio rimane la colorazione del piumaggio, abbastanza differente sia nel sottoala, d’aiuto nel riconoscimento in volo, che sull’ala o sul petto. In ogni caso, per entrambi i gufi si possono manifestare forme di variabilità che danno luogo a individui chiari o scuri, tuttavia le peculiarità dei piumaggi permettono ottime prospettive di determinazione.

Le differenze del piumaggio tra gufo di palude e gufo comune
Gufo di palude
Petto: il colore del piumaggio del petto appare color crema pallido con una tendenza del tono generale giallo-grigiastro. Le striature irregolari sono bruno nerastre e abbastanza fini e non si estendono oltre al petto, infatti l’addome ed i fianchi risultano bianchi.
Faccia superiore dell’ala: le ali mantengono la tonalità giallo-grigiastre del mantello con una accentuazione di alcune striature nerastre che essendo presenti su colorazioni di fondo giallastre o castano-pallide risultano più evidenti. La lunghezza delle ali è davvero significativa in proporzione al corpo ed in raffronto al gufo comune o a qualsiasi altro strigiforme del Paleartico. Le remiganti primarie inoltre presentano a livello mediano una quasi assenza delle barrature. Faccia inferiore dell’ala: si tratta di una delle osservazioni più semplici da fare in natura, poiché spesso i gufi di palude in volo sorvolano il birdwatcher, che può ammirare il ventre ed il sottoala. Le barrature apicali delle remiganti primarie sono molto scure, quasi nere e abbastanza vistose e sono in grado di costituire un disegno, quasi una marginatura evidente dell’ala. Come nel gufo comune è presente una macchia nerastra molto vistosa di forma simile ad una mezzaluna ma, in virtù della variabilità individuale, essa può anche essere molto simile.
Coda: le timoniere evidenziano delle barrature nerastre abbastanza visibili, sempre su un fondo color crema, e ne agevolano la distinzione dal gufo comune più scuro. La coda del maschio adulto evidenzia le timoniere esterne con barrature ridotte e molto esigue, con un fondo color panna che prevale, conferendo alle estremità della coda una tonalità più chiara.
Gufo comune
Petto: si presenta ricoperto di striature estese che si dipartono dal capo e raggiungono il ventre che a sua volta presenta anche sui fianchi una colorazione bruno-rossastra che si estende poi anche nella porzione ascellare e talvolta sino alle medie copritrici secondarie.
Faccia superiore dell’ala: le ali non presentano le estese macchie nere apicali delle remiganti primarie.
Faccia inferiore dell’ala: nel sottoala si estende una macchia nera carpale simile a quelle di A. flammeus, inoltre le remiganti primarie e secondarie presentano un numero maggiore di barrature più pronunciate.
Coda: le timoniere si presentano con barrature più esigue per dimensioni nelle penne più esterne e nella coda si manifesta la presenza di un effetto grigiastro. La colorazione delle femmine di gufo comune è mediamente più scura rispetto ai maschi, ma alcune forme intermedie possono determinare confusione e pertanto questo parametro va assunto con cautela.

Il Festival dei gufi
Si svolge dal 31 maggio al 2 giugno a Grazzano Visconti (Piacenza) la 4a edizione del Festival dei gufi 2014, il più grande evento mondiale dedicato ai rapaci notturni.
Una kermesse che presenterà al pubblico mostre di fotografia, di pittura naturalistica, d’arte, un mercatino tematico con oltre 100 espositori artigiani, workshop di biologia dei rapaci notturni, ospiti e relatori da tutto il mondo come Karla Bloem la più grande esperta mondiale di gufo della Virginia e Milan Ruzic dalla Serbia che ad oggi è uno dei massimi conoscitori di uno dei rapaci notturni più diffusi: il gufo comune. Spettacolare l’area espositiva fotografica con la rassega di foto di gufi più grande al mondo. Ospite d’onore il naturalista di Geo & Geo Francesco Petretti.
L’evento si svolgerà a Grazzano Visconti, nel piacentino, in una location da lasciare senza fiato pensando che parte della manifestazione sarà nel borgo medioevale e la restante nel Parco del Castello di 15 ettari! Nel suo insieme si tratta della kermesse di natura più ‘estesa’ d’Italia!
Naturalmente sarà presente uno stand ufficiale Aigae che presenterà le attività delle Guide dell’Emilia-Romagna.

Marco Mastrorilli
ornitologo Noctua Srl
Presidente Gruppo Italiano Civette
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