Biodiversi è meglio? Secondo noi sì! Le Gae e la crisi: reinventarsi educatori

Non è la prima volta che scriviamo su questa rivista ma, come da copione, pensiamo che sia opportuna una breve presentazione. L’Associazione “Per il Parco” Onlus di Mantova è una piccola realtà non profit costituita da un gruppo di Guide ed Educatori Ambientali attiva, in particolare, nei comprensori del Parco del Mincio e del Parco dell’Oglio-Sud.

Scriviamo, su invito della Redazione, per provare a raccontarvi la nostra esperienza ed i passi intrapresi per fronteggiare quest’ultimo difficile periodo storico.
Le considerazioni che seguono però non intendono fornire una ricetta universale per la crisi, ma semplicemente il punto di vista di chi – a un certo punto della propria storia – ha provato a imboccare anche strade nuove, non necessariamente incompatibili con la propria originaria impronta naturalistica.
In realtà, dovendo raccontare quello che facciamo ad altre persone che fanno il nostro mestiere, una delle prime cose che abbiamo notato da quando siamoin Aigae (2002) è che siamo da sempre un ‘noi’ e non una serie di ‘io’, cioè: nessuno di noi lavora in proprio semplicemente mettendosi sotto il cappello istituzionale dell’associazione “Per il Parco” ma è invece l’associazione stessa che si presenta agli utenti, progetta in modo collegiale le attività e i percorsi, procura lavoro per tutti, fa i conti e paga gli stipendi. Verrebbe da pensare a una vecchia elefantessa o, forse meno poeticamente, a una di quelle famiglie matriarcali della nostra Bassa… Non ci si muove se non si è su un sentiero comune. Molte Gae che appartengono a cooperative o associazioni simili alla nostra sanno di cosa stiamo parlando. Questo stile è così dalle origini, anche se con qualche sfumatura diversa, per questioni di età e formazione, ma ormai si può dire che ‘è’ il nostro stile.
Sotto il profilo professionale, il nostro team può vantare, nel suo piccolo, un’esperienza che per qualcuno è di oltre vent’anni e un curriculum costantemente orientato alla didattica, alla formazione e all’aggiornamento. Ne fa parte un gruppo stabile di sette elementi, affiatato e coeso malgrado le difficoltà esterne, forte – per alcuni di noi – di legami di amicizia che affondano indietro all’età della scuola e che si sono saldati, negli anni, anche sul piano lavorativo. Questo nucleo può contare sull’apporto prezioso e insostituibile di collaboratori fidati e di pochissimi ma incomparabili volontari, capaci di integrare con le proprie le competenze degli altri.
Il collante comune di persone diverse per storia, carattere e formazione personale è, da sempre, la passione, che ci aiuta a credere profondamente in ciò che facciamo e a vivere la nostra vita lavorativa con entusiasmo (e di questi tempi non è poco…).
L’associazione “Per il Parco” nasce nel 1990, in realtà a livello amatoriale (ed è per questo, ad esempio, che è un’Associazione e non una cooperativa) per valorizzare il territorio del Parco del Mincio e, poco più tardi, per occuparsi del nascente Centro di reintroduzione della Cicogna bianca presso uno dei Centri visite del Parco del Mincio: nel corso degli anni le attività di Guida Escursionistica nel Parco e di Educazione Ambientale prendono sempre più forza e il piccolo gruppo di appassionati aumenta, cambia un po’ fisionomia e acquista consapevolezza della scommessa che sta facendo. Nel 1998 partecipiamo all’appalto per l’affidamento dei servizi di gestione dei centri visite e dell’Ea del Parco del Mincio e vinciamo: per tre anni sperimentiamo le attività e i percorsi che solo in piccola parte chi ci ha preceduto aveva strutturato.
Cerchiamo di aprire strade nuove anche nell’accoglienza del pubblico, scoprendoci organizzatori di eventi (modesti, senz’altro, ma in grado di richiamare l’attenzione della nostra gente e non) e portiamo il Parco ad un buon livello di conoscenza e frequentazione. Poi (altra bella scommessa e fonte di grande dibattito al nostro interno) decidiamo di non partecipare alle gare successive e di camminare sulle nostre gambe: l’associazione prosegue il suo percorso di divulgazione completamente staccata dal parco e, anzi, per la prima volta con una concorrenza sul territorio. Intanto però (terza grande scommessa) investiamo tutto sulla nostra attività e nel 2001 facciamo realizzare la nostra prima e per ora unica barca. Un battello da trenta posti, a propulsione mista, motore a scoppio per manovre ed emergenze e motore elettrico per coerenza con la nostra professione: rispetto per l’area protetta e piacere di una totale immersione nella natura del Lago Superiore.
Nel 2002 il varo e da allora, scivolando in silenzio sulle acque tra canneti, cariceti e formazioni di piante galleggianti, in questa zona umida protetta dalla Convenzione di Ramsar e accreditata della qualifica di Zps e Sic, accompagniamo dalla primavera all’autunno scolaresche e turisti per osservare la ricca varietà di specie ornitiche, stanziali e di passo, che vive in un ecosistema acquatico dai delicati equilibri e unico nel suo genere. Condurre una classe o un gruppo di adulti a esplorare il complesso intrico di bracci e diramazioni del Mincio che va ad aprirsi nel Lago Superiore – laddove ardeidi, anatidi, rapaci e piccoli uccelli di canneto illustrano efficacemente, con la loro stessa folta presenza, il concetto di biodiversità – rappresenta per noi, prima che una fonte di reddito, un’autentica e vivificante passione.
Del resto siamo nativi del nostro territorio e amiamo in modo quasi romantico il nostro ambiente: un amore sincero, che cerchiamo di trasmettere anche ai nostri interlocutori in escursione. Lo scenario delle Valli del Mincio che, fin dalla nascita della nostra associazione, ha dato vita a una proposta di straordinario fascino ma scelta prevalentemente da adulti o famiglie (parliamo di “Lunaria”, escursioni estive in battello elettrico al solo chiarore della luce lunare) inizia allora ad accogliere anche numerose scolaresche, ovviamente durante il giorno e generalmente in primavera o inizio autunno. Parallelamente inizia anche il nostro percorso di ricerca nella formazione, nelle tecniche di conduzione dei gruppi, nell’affinamento dei programmi di escursione e nella comprensione delle dinamiche di gestione del crescente lavoro d’ufficio.
Quasi tutto questo lavoro è frutto di un’analisi interna, di scambi con altre realtà, di brevi momenti di arricchimento in workshop, corsi di formazione e confronto con altri colleghi. Da questo momento il mondo della scuola in particolare, seguito dai gruppi e dalle famiglie, rappresenta il principale target delle nostre iniziative di educazione ambientale e di turismo sostenibile. Mondo della scuola che – almeno localmente – è andato progressivamente acquisendo una più lucida consapevolezza dell’importanza di un ambiente vitale e della gestione sostenibile del territorio naturale, grazie anche al nostro impegno nello studio e nella promozione delle valenze naturalistiche delle nostre zone.
Vale la pena sottolineare che le nostre attività si svolgono quasi totalmente all’interno delle aree protette del mantovano. Con la scuola nasce anche la richiesta di interventi didattici, pertanto con lo stesso impegno e la stessa intensa partecipazione elaboriamo e proponiamo alle scuole progetti di carattere scientifico/ naturalistico da effettuare in classe, coinvolgendo gli studenti in attività che coniugano, al contempo, scientificità e divertimento, concetti e sperimentazione pratica. Sono proprio questi gli ingredienti della ricetta che, tra l’altro, ha portato nel 2008 alla creazione di MASTeR (acronimo di Mantova Ambiente Scienza Tecnologia e Ricerca): realizzato con la collaborazione del Comune, quelli bravi lo definirebbero uno science center, ma per noi è piuttosto un ‘atelier per menti curiose’, dove più che dare risposte cerchiamo di stimolare nei ragazzi e negli adulti domande, ricerche, curiosità. Un progetto, ora realizzato, di divulgazione scientifica in grado di attirare l’attenzione delle scuole locali ma capace anche di diventare una meta di visita da parte di classi in gita a Mantova.
E per noi lavoro… Così, negli ultimi quindici anni, i continui feedback dei nostri ‘clienti’ e la costante ricerca di miglioramento e aggiornamento dell’offerta progettuale hanno condotto molti docenti del territorio, anche extraprovinciale, come si diceva, a fidelizzare il rapporto con il nostro gruppo di lavoro. Ogni anno, dunque, si rinnova l’appuntamento con le loro classi, che sperimentano di volta in volta nuovi temi, nuovi approfondimenti, visitano nuovi scenari naturalistici e – soprattutto – vivono nuove emozioni. Nell’ultimo quinquennio però, è stato sempre più difficile vivere di sole uscite in ambiente e di progetti didattici articolati su attività da svolgere in classe. Nell’attuale contingenza, insomma, è risultato sempre più complicato far quadrare i conti con la sola educazione ambientale intesa nella sua accezione tradizionale. Perciò il calo tendenziale dell’utenza scolastica e il venir meno di limitati ma basilari contributi hanno imposto di ripensare, almeno in parte, la programmazione tradizionale e di assumere scelte per certi versi coraggiose.
In altre parole, ad un certo momento è stato necessario rimettersi in gioco, provare a immaginare orizzonti nuovi e strategie integrative (pur senza snaturare l’originaria e sempre preponderante vocazione naturalistica della nostra associazione), cercare e mantenere contatti in un contesto sociale e mediatico che richiede, anche in nome della globalizzazione, di ‘fare rete’: come nella migliore tradizione naturalistica, per sopravvivere abbiamo adottato qualche altra nuova strategia.
E così, sul piano concreto, abbiamo puntato ad offrire un ventaglio di proposte più variegato, allargato – in particolare – al campo della divulgazione della cultura scientifica nelle sue diverse applicazioni, dall’educazione al consumo consapevole (in collaborazione con Coop Consumatori Nordest) a qualche sortita sul terreno della cultura più ampia, affiancando ad esempio importanti realtà museali cittadine: incredibilmente, ad esempio, per preparare la didattica della mostra su Pierluigi Nervi ci siamo trovati a progettare percorsi didattici che davano un taglio scientifico a proposte legate all’architettura; poi abbiamo giocato con luce e colore per legare la scienza al mondo della pittura; l’anno scorso abbiamo collaborato con il Sistema Museale Provinciale per la realizzazione di scientifiche “Incursioni” (il progetto si chiamava così) all’interno di musei che nulla avevano a che fare con la scienza, nell’ottica della interdisciplinarietà.
Da quest’ultimo progetto è nato quello di quest’anno, che punta ad aumentare l’attrattiva dei musei per la fascia adolescenti/giovani. Nel frattempo abbiamo provato anche la strada dei bandi delle Fondazioni bancarie e così quest’anno abbiamo potuto mettere in piedi un corso di fundraising per capire come sopravvivere ai continui tagli delle amministrazioni, un tempo discrete sostenitrici di almeno una parte delle nostre attività. Cos’ha favorito il percorso di queste nuove strade? Di certo la necessità. Poi la paziente tessitura di una rete sempre più articolata di relazioni, operazione quanto mai impegnativa, laboriosa e non sempre foriera di riscontri immediati. Nessuno ti paga per partecipare a riunioni o incontrare assessori, parlare con funzionari o stendere progetti che non sai se andranno in porto: ogni volta è una scommessa, ogni volta metti in campo te stesso, l’associazione e la possibilità di proseguire un cammino trasmettendo i valori e i messaggi in cui si crede, incroci le dita e speri che una porta si apra. E se la porta non si apre puoi pensare che intanto hai fatto un altro nodo della rete, e non un buco nell’acqua.
Tutto questo per dire cosa? Che per noi essere ‘biodiversi’ è meglio, probabilmente è vitale. O almeno per noi lo è stato, nel senso che l’eccessiva specializzazione e la chiusura (rischio che per qualche tempo abbiamo corso) ci avrebbero probabilmente annientato. Certo la differenziazione è salutare, ma naturalmente non indolore: non serve un grande sforzo per intuire quanti extra del proprio tempo e delle proprie energie debbano essere investiti in una ricerca tutt’altro che casuale ed episodica, la quale esige, oltretutto, costanti sacrifici anche in termini di formazione delle persone. D’altro canto però abbiamo notato che tutte le strade intraprese, dal più al meno, si stanno via via rivelando foriere di nuovi sviluppi.
Un andamento in apparente controtendenza rispetto all’attuale fase di recessione e di difficoltà di crescita? Oppure, più semplicemente, un forte attaccamento a questo lavoro stupendo? In realtà non abbiamo la ricetta perfetta, stiamo provando ad utilizzare un po’ di fantasia per guadagnarci la sopravvivenza, consci che, se non abbiamo grandi soddisfazioni economiche almeno possiamo considerare la nostra anche un’attività sociale ed educativa, una risorsa al servizio del territorio e delle persone.
Un’ultima considerazione: dal meeting elbano di pochi giorni fa abbiamo portato a casa parecchio, prevalentemente in termini di relazioni e di scoperta di mondi ‘altri’: abbiamo visto ad esempio che molte realtà si reggono solo sull’escursionismo in senso stretto, cioè sui servizi di accompagnamento di gruppi, in ambienti anche esterni al proprio territorio di origine; abbiamo sentito che molte Guide non lavorano con le scuole ma solo con gruppi di adulti, cosa che a noi non consentirebbe la sopravvivenza, perlomeno adesso; abbiamo trovato, come sempre, Guide singole, freelance, liberi battitori, forse in maggioranza rispetto alle persone in qualche modo consociate; abbiamo visto (anche molto da vicino, durante la cena sociale…) che si lavora coi piedi per terra ma anche per mare; abbiamo riscontrato ancora una volta che per qualcuno c’è un’interazione costruttiva e forse inscindibile con i parchi, mentre per qualcun altro no…
La realtà del mondo Aigae è quantomeno variegata e in questo contesto ci siamo anche detti che tutto ciò, come nel classico concetto di biodiversità, è un salutare apporto di ricchezza per tutti, uno strumento ottico di grande complessità, in grado di scendere nel particolare ma anche di vedere e far vedere lontano. Ecco perché pensiamo che raccontarvi un po’ della nostra storia possa, se vi piace l’idea, offrire uno spunto di lavoro anche a chi si muove su altri terreni, in un’ottica di scambio e arricchimento professionale che dovrebbe essere propria di un organo ‘corporativo’ qual è l’Aigae.

Buon cammino a tutti.

Paola Pavesi e Corrado Benatti
Associazione “Per il Parco” onlus
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