Sulla Parenzana istriana…si pedala come un treno

Fin dalla prima volta che avevo pedalato e sentito la libertà della bicicletta, avevo saputo che era quanto di più vicino si potesse accostare al volo.
Suzanne Joinson [1]

Dal 1902 al 1935 tra Trieste e Parenzo si poteva viaggiare in treno: ogni giorno due piccoli treni collegavano i due porti, 123 km in 7 ore e 20 minuti. Altre corse intermedie venivano effettuate da Trieste a Buie e da Buie a Parenzo, e congiungevano molte cittadine dell’Istria interna e della costa, consentendo la comunicazione e il trasporto di prodotti agricoli e altre merci. La ferrovia a scartamento ridotto (760 mm di larghezza fra i binari), costruita durante l’Impero Austro-Ungarico, era conosciuta col nome di “Parenzana”.
Dopo il suo abbandono fu smantellata, ma nel 2002, in occasione del centesimo anniversario della ferrovia, nacque il progetto chiamato “Parenzana – La Strada della salute e dell’amicizia” che ha trasformato il vecchio tracciato ferroviario in una pista ciclo-pedonale [2].
L’itinerario è molto suggestivo, tocca paesi, vecchie stazioni e attraversa ponti, viadotti, cavalcavia, gallerie recuperati e restaurati dal progetto.

Quando ho bisogno di una pausa, mi bastano pochi giorni liberi per ritrovare equilibrio e proporzioni, mi piace muovermi liberamente in bicicletta e, al bisogno, abbinare dei tratti da percorrere in treno così da dedicare tempo alla contemplazione del paesaggio e alla lettura.
Il libro Guida per signore in bicicletta sulla via della seta di Suzanne Joinson, l’ho appena ricevuto in regalo e lo infilo nella borsa.
Abbigliamento: la tenuta può essere completata da una serie di cappellini: un cappello di paglia leggero per l’estate, uno di feltro morbido per le gite e un cappellino appropriato per il parco.
D’estate si viaggia leggere, nella borsa della bici, oltre al libro, al cappello di paglia e agli occhiali da sole, occorre mettere poche altre cose: pantaloncini e maglietta, giacca a vento, asciugamano, ciabatte e costume da bagno, necessario per la toilette e crema solare, l’occorrente per riparare eventuali forature. E infine la guida e la mappa dell’Istria: lascio Venezia con l’idea di raggiungere Trieste in treno e poi di pedalare lungo la costa istriana fino a Pola.

Addestramento: l’unica cosa viva in una bicicletta è la persona che la sospinge, e se questa era viva solo per metà, prima di salire in sella, diventerà del tutto lucida e consapevole di ciò che la riguarda molto prima che lo sport abbia cessato di essere una novità.
Trieste alle dieci del mattino è luminosa, una leggera brezza scivola dal Carso verso il mare, è già vacanza. In treno mi sono fatta un’idea dell’itinerario, tre giorni lungo la costa, 60-70 chilometri al giorno, qualche ora sui pedali la mattina e il pomeriggio, una lunga pausa a metà giornata nelle ore più calde per pranzare, nuotare, leggere e riposare. Prima di lasciare la città mi informo sui mezzi di trasporto per il ritorno da Pola: c’è una sola possibilità, l’aliscafo, peccato però che i collegamenti diretti con Venezia inizino solo a luglio.

Lascio il porto, seguo la linea di costa districandomi nel traffico e finalmente raggiungo Muggia. Sul colle della città vecchia è stato realizzato il parco archeologico, che ospita una chiesa dedicata a Maria Assunta e i resti dell’abitato medioevale.

Il tempo di un ‘capo in b’, il caffè macchiato triestino servito in bicchiere, in piazza Duomo e poi proseguo verso Rabuiese e Capodistria lungo la pista ciclabile sul mare. Pedalo accanto alla strada, ma lo sguardo spazia sugli scogli, sul golfo, sull’acqua blu e sui tuffi concitati dei bagnanti.

Arrivo a Capodistria seguendo la ciclabile che alle porte della città corre fra il porto e la Riserva Naturale di Val Stagnon, e faccio un giro nel centro storico. Entro nell’ufficio turistico situato nel bel Palazzo Pretorio in stile gotico veneziano. C’è un tavolo  pieno di depliants sul progetto “Istria-Bike”, che promuove itinerari in bicicletta in tutta la penisola per appassionati di vario livello. Fra tanti, attira la mia attenzione quello dedicato alla Parenzana, la ciclabile costruita lungo il tracciato della ferrovia dismessa che univa Parenzo a Trieste. La decisione è presto presa, raggiungo Parenzo e torno a Trieste seguendo questo itinerario: pedalerò come un treno!

Possibilità: ci sono sempre motivi di eccitazione e il brivido della novità, perché è inusuale, in un viaggio in bicicletta, che tutto vada come ci si aspetta o è stato pianificato.

Parte integrante del sentirsi in vacanza per una Guida, che nel lavoro è legata a programmi, tempi e dettagli, è procedere senza orari, senza tappe predefinite, facendo deviazioni e soste inattese. Guardo il tracciato tortuoso della Parenzana sulla mappa, un ricamo di svolte e tratti sospesi che segue la morfologia del territorio e unisce i luoghi abitati. Risalendo animata in bicicletta, immagino il piccolo treno a vapore che attraversava vigne, campi, boschi, borghi, atteso dalle genti di Nova Vas, Raccotole, Tribano, Salvore, Strugnano. Un mercato viaggiante profumato di olio, uva e sale, colorato di frutta, ortaggi e voci. Un piccolo treno che viaggiava a 20 km all’ora, più o meno la media oraria del mio incedere in bicicletta.
Proseguo sempre lungo la pista ciclabile che quasi ininterrottamente collega i pittoreschi centri della costa slovena.

Isola è bellissima, animata da tanta gente stesa al sole in riva al mare o seduta ai caffè. Qui nel 2000 è stato inaugurato il Museo Parenzana che rappresenta la storia e le peculiarità dell’omonima ex ferrovia.
Mi fermo per un bagno, l’acqua fresca toglie il sudore degli ultimi chilometri, il vento asciuga e prepara alla partenza. La salita verso Strugnano è ripida, segue il margine della falesia, il panorama sul golfo è stupendo, il verde della collina atterra nell’azzurro del mare. Oltre il rilievo i filari delle vigne digradano fino ad incontrare le geometrie della salina: c’è un sentiero fra le vasche d’acqua percorribile a piedi e in bicicletta. Poi di nuovo in salita a scavalcare la collina per planare verso Portorose e la penisola di Pirano. Vie strette e piccole case sono caratteristiche nei rioni di Punta e Marciana divisi dall’insenatura del porto e circondati dalle mura medievali di Pirano.

L’arte di pedalare: la regola per le arrampicate universalmente nota recita: non prestare attenzione alle colline. Salici sopra.

E’ un saliscendi continuo, ma poco prima che la fatica e il caldo diventino eccessivi, la cima è raggiunta e la bellezza del panorama ripaga lo sforzo, la discesa infine aggiunge leggerezza e vento nei capelli.
A Sicciole il percorso costeggia le saline fino al confine con la Croazia e poi sale nuovamente per superare la penisola di Umago.
Decido di tagliare Punta Salvore e mi dirigo verso l’interno. A San Lorenzo, poco prima di Novigrad, incontro di nuovo il mare e dopo 80 chilometri mi fermo per la cena e la notte.
La mattina dopo: Parenzo, il centro storico di antiche origini romane, si allunga in una penisola protetta dall’isolotto di San Nicola ed è pieno di gente, negozi, colori. La Parenzana è ben segnalata da cartelli descrittivi, partiva dal porto verso i centri interni dell’Istria: la vecchia stazione in pietra è ora abitata. I primi 20 km della pista ciclabile tagliano il bosco in leggera salita su fondo di ciottoli grossolani. Il tragitto è faticoso, sussulti e sobbalzi generano una scossa persistente che percorre tutto il corpo, ma per fortuna lunghi tratti sono ombreggiati.

La rossa terra d’Istria crea un contrasto cromatico intenso con il verde di vigne e alberi. Tutto il percorso croato, per la maggior parte sterrato, è ben evidenziato da cartelli indicatori, cippi chilometrici e insegne poste sui luoghi più significativi della

vecchia ferrovia: stazioni, ponti, gallerie, recuperati e restaurati dal progetto della ciclabile. Il tracciato della strada ferrata è sinuoso e sale agganciato al pendio delle colline fino a Grisignana. Pedalo di paese in paese da Nova Vas, a Visignano, a Raccotole. Oltrepasso il viadotto o ‘grande ponte’ San Vitale sospeso sopra il ruscello Sabadin e mi infilo nella galleria di Montona: per attraversarla serve la pila. Salgo fino al paese arroccato sopra al monte sulla valle del Mirna.

Scendo in volata a Levade, dove si trova un altro museo dedicato alla Parenzana, e risalgo fino a Portole, Antonzi e Piemonte d’Istria superando le gallerie di Freschi e Castagna, i viadotti di Piemonte e Antonzi, sempre dentro al bosco fresco, silenzioso, in solitudine.

Stazione è la località dove si trovava lo scalo ferroviario di Grisignana, il punto in cui la Parenzana raggiungeva la sua massima altezza: 293 metri sul livello del mare. A Grisignana, la città degli artisti, mi fermo per la notte, l’incanto di questo percorso mi ha tenuta in sella per quasi 100 km.
L’indomani riprendo a pedalare, i resti della stazione di Tribano sono ricordati da un’area attrezzata per la sosta; poco dopo, dietro agli alberi sopra la collina, appare Buie. Salgo fino al borgo situato sul luogo dell’antico insediamento preistorico, e poi ridiscendo. Nel paesino di Frfui il percorso diventa nuovamente sterrato e prosegue nella macchia, flessuoso, attraversa i paesi di Volpia, Caldania, Simonetti, Marcovaz, Plovania e Valiza dove si trova la stazione ferroviaria con la vecchia denominazione Salvore.

Raggiunta Zupelia, dopo una marcata curva a gomito inizia la lunga discesa verso il mare: sopra Canegra si apre una vista meravigliosa sul golfo di Pirano e sulle saline di Sicciole, è d’obbligo fermarsi.
Poi si passa il fiume Dragona e il confine fra Croazia e Slovenia.
Quando scendete a ruota libera, state ben sedute sul sellino, poggiandoci tutto il peso, e non premete troppo forte con i piedi sui sostegni sopra le ruote.

I 32 chilometri sloveni sono tutti su asfalto e segnalati da cartelli blu con l’indicazione D8, e collegano le cittadine costiere. Percorro l’itinerario dell’andata fino a Bertocchi dove il percorso della ex ferrovia si inerpica fino a Villa Decani e Skoffie. Alle porte di Muggia però la pista si interrompe poiché il tratto italiano di 13 chilometri non è ancora stato realizzato.
Meglio seguire la ciclabile lungo la costa oppure immettersi nella pista ciclabile Trieste-Erpelle anche questa realizzata sul percorso di una vecchia ferrovia costruita dall’Impero Austro-Ungarico nel 1885 e dismessa nel 1958. Questo itinerario attraversa la Val Rosandra, conosciuta per la sua bellezza e frequentata da molti escursionisti.
Quasi chiunque può imparare ad andare in bicicletta, anche se ci sono modi diversi di riuscirci.

Luana Castelli
Socio Aigae Veneto

luana.castelli@limosa.it

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[1] Le citazioni, scritte in corsivo, sono tratte da Guida per signore in bicicletta sulla via della seta di Suzanne Joinson, Lit Edizioni Roma 2012 (N.d.A)

[2] Per approfondire l’itinerario di cui parla l’articolo: www.parenzana.com, www.istriabike.com. (N.d.A)

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