La Lepre variabile Il fantasma delle nevi

Sono passati ormai 8 anni da quando ho iniziato le mie ricerche sulla Lepre variabile. Stavo preparando l’esame di Zoologia generale all’università, quando, approfondendo il capitolo dedicato alla fauna alpina, notai che mancavano studi relativi a certe specie, tra le quali la Lepre variabile.

Fu in quel momento, che da bravo studente spavaldo, pensando di salvare il mondo, decisi di fare una tesi proprio su questa specie, con l’intenzione di aiutare il mondo scientifico e colmare finalmente tutte le lacune relative alla specie. Venni immediatamente smontato dalla realtà dei fatti. Dopo un mese di campo, a cercare di capire come impostare il mio lavoro per studiare questa specie, mi resi subito conto del perché mancavano così tante informazioni. Vedere questo animale richiede una buona dose di fortuna! Di conseguenza tutto diventa più complicato, perché bisogna concentrarsi sulle tracce lasciate sul terreno, ma non essendo una specie molto comune, anche le tracce non si trovano in abbondanza. Inoltre vivendo in alta quota sulle Alpi, anche il territorio non è così scontato da percorrere. Ciò nonostante sono riuscito a convincermi che con tanta pazienza qualcosa avrei potuto scoprirla, e ho avuto la fortuna di proseguire i miei studi anche dopo la laurea. Le varie ricerche effettuate si sono svolte in collaborazione con diversi gruppi di ricerca, appassionati come me nello studio di questa specie. Attualmente lavoro all’interno del territorio del Parco Nazionale del Gran Paradiso, grazie ai fondi messi a disposizione dal Fondo Sociale Europeo – Obiettivo “Competitività Regionale ed Occupazione” 2007-2013, della Regione Valle d’Aosta, ma in passato ho collaborato con il gruppo Progetto Fauna e l’Assessorato Agricoltura Direzione Flora, Fauna, Caccia e Pesca della Valle d’Aosta con il quale abbiamo lavorato all’interno di un progetto interregionale appoggiandoci all’Università dell’Insubria – Dipartimento di Ambiente-Salute- Sicurezza, dove diversi ricercatori studiavano la Lepre variabile da diversi anni nel Parco Nazionale dello Stelvio. Inoltre per approfondire meglio certe tematiche ho collaborato anche con l’Istituto di Ricerca Macaulay Land Use di Aberdeen in Scozia. La Lepre variabile (Lepus timidus) è conosciuta anche come Lepre bianca, in quanto nel periodo invernale cambia la colorazione del pelo diventando completamente bianca. E’ presente nel settore nord dell’emisfero boreale ma anche sulle Alpi con una popolazione isolata. Durante le ultime glaciazioni del Quaternario i ghiacciai nel Nord Europa si sono uniti a quelli delle Alpi permettendo così importanti spostamenti della fauna artica. A seguito del ritiro della calotta glaciale, alcune specie artiche, tra cui la Lepre variabile, hanno subito una drastica contrazione del loro areale andando a costituire veri e propri relitti glaciali localizzati soltanto sulle Alpi e in alcune aree della Polonia. Sulle Alpi vive dai 1500 ai 3000 m s.l.m. circa, frequentando ambienti sia silvicoli sia rupicoli. Negli ultimi decenni si sono verificate notevoli trasformazioni sull’uso del territorio montano, con l’intensificazione dello sfruttamento in alcune zone ed un generalizzato abbandono delle pratiche tradizionali. Questi ed altri processi ambientali e socioeconomici hanno determinato vistosi cambiamenti ambientali con scomparsa, modificazione e riduzione degli habitat. Le popolazioni europee di Lepre variabile, ivi comprese quelle alpine, hanno subito recentemente un lento ma progressivo declino, le cui cause non sono ancora note. Alcuni fattori negativi possono essere individuati, in particolare, nelle variazioni climatiche e nella crescente competizione con la Lepre comune. Negli ultimi anni si è infatti dimostrato come le variazioni del clima comportino effetti – sovente negativi – sugli areali, sull’uso dell’habitat e sul comportamento di numerose specie; tali effetti si manifestano anche sulla struttura delle comunità e sul funzionamento degli ecosistemi. In particolare, il riscaldamento globale può causare contrazioni dell’area di distribuzione o estinzioni locali in specie stenoecie [1]. Popolazioni al margine dell’areale, già maggiormente soggette a pressioni ecologiche e genetiche rispetto alle popolazioni centrali, risultano particolarmente esposte a tali variazioni. Le conoscenze sugli aspetti gestionali relativi a questa specie sono assai limitate. Non vengono, infatti, effettuati censimenti periodici e non si hanno pertanto dati sulla distribuzione e consistenza delle popolazioni presenti. A tal proposito dal 2003 si stanno sperimentando diverse metodologie di censimento per individuare la distribuzione e la densità della specie tra cui: transetti lineari per il calcolo dell’Ika (Indice Kilometrico di Abbondanza), plot circolari, cattura -marcatura-ricattura (Cmr) di individui, distance sampling sulle feci presenti al suolo. Alcune di queste tecniche, tra cui il Cmr, richiedono un notevole sforzo da parte degli operatori, perché l’unico periodo per riuscire a catturare questa specie è il periodo invernale, durante le prime ore del giorno, dove le condizioni di lavoro non sono delle più confortevoli. Inoltre sono necessarie diverse settimane per ottenere dei risultati soddisfacenti. Ciò nonostante è una metodologia molto interessante in termini di informazioni acquisite sulla specie e sui valori di densità sicuri che si ottengono. Con l’animale ‘in mano’ si possono registrare con certezza tutti i dati morfologici, sanitari e genetici e, se radiocollarato, si può approfondire, in seguito a sessioni di radiotracking, il suo comportamento rispetto al territorio in cui vive. L’opportunità di seguire gli animali radiocollarati per diversi anni nelle varie stagioni, ha permesso di correggere il pensiero relativo al fatto che gli individui di Lepre variabile non effettuano delle migrazioni altitudinali stagionali, ma che in realtà sono molto stanziali ed abitudinari. La Lepre variabile predilige gli ambienti forestali misti, i cespuglietti, le praterie di altitudine e gli ambienti ecotonali [2]. Negli ultimi anni stiamo cercando di trovare metodologie alternative maggiormente speditive e con minor costo in termini di personale, tra le quali Il distance sampling. I risultati più interessanti sono emersi dagli approfondimenti sulla genetica. Si è sviluppato un protocollo per la raccolta, conservazione ed analisi di campioni fecali da impiegare per il monitoraggio non invasivo della specie, grazie all’Università di Sassari – Dipartimento di Zoologia e Genetica Evoluzionista. Questo rimane l’unico modo certo per poter determinare l’appartenenza di specie della fatta trovata al suolo. A differenza del pensare comune, non è possibile riconoscere a vista la provenienza delle feci. Questo perché esiste una sovrapposizione altimetrica tra la Lepre variabile e la Lepre comune (Lepus europaeus) e l’analisi genetica rimane l’unico modo per determinare i segni di presenza indiretti. Inoltre tutto si complica ulteriormente perché è stato confermato il fenomeno dell’ibridazione tra queste due specie. Fenomeno che purtroppo sembra sfavorire la Lepre variabile, vedendosi ridurre sempre più il suo habitat. Essendo l’inverno la stagione con il tasso di mortalità più alto per questa specie, si sta cercando di capire che tipo di alimentazione ha in questo periodo, dove l’apporto vegetale è minimo per colpa della copertura nevosa al suolo. Nello specifico, in seguito ad osservazioni di campo avvenute in diversi anni, si sono notate delle abitudini nell’utilizzo di parti apicali di specie sia arboree che arbustive (principalmente brucature). A tal proposito si sono raccolti diversi campioni vegetali (gemme e cortecce) di diverse specie (Ontano verde, Betulla, Pioppo tremolo) I campioni così raccolti, in collaborazione con l’Università di Torino, Facoltà di Agraria, Dipartimento di Agroselviter, sono stati sottoposti ad analisi bromatologica, per l’individuazione della composizione nutrizionale delle specie vegetali. Questo è servito per comprendere meglio se esiste una selettività delle specie vegetali, legata al valore energetico dell’alimento, nella scelta alimentare invernale della Lepre variabile. Si confida che le ricerche su questo animale possano proseguire anche in futuro, nella speranza di ottenere dei risultati utili per pianificare una valida strategia di conservazione della specie e dei suoi habitat.

Davide D’Acunto
Dottore Forestale, Socio Aigae Piemonte
d.dacunto@libero.it

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[1] Stenoeco (o stenoecio) si dice di organismo, o raggruppamento di organismi, capace di vivere soltanto entro limiti relativamente ristretti di variazione delle componenti ambientali. In generale la stenoecia si accompagna a differenziazione fisiologica, ecologica e spesso morfologica elevata. Sono quindi stenoecie le specie che vivono negli ambienti più decisi, più netti, meglio differenziati. (N.d.r. – fonte: Treccani.it)
[2] Un ecotono, dal greco oikos (casa, ambiente) e tonos (tensione), è un ambiente di transizione tra due ecosistemi, e più in generale tra due ambienti omogenei. Gli ecotoni contengono specie proprie delle comunità confinanti e specie esclusive dell’area ecotonale stessa, e quindi possiedono un’elevatabiodiversità e ricchezza. (N.d.r. – fonte: it.wikipedia.org)

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